Teatro alle Scale di Porchiano

Porchiano del Monte, di Amelia TR, non quello di Todi PG. Teatro all'aperto con estensioni al bosco. Dedicato a Iacopone da Todi. Spettacoli, edizioni e divulgazioni del Poetone Iacopone ma anche del Poetino Angelo Pii e Divina Corriera di Buddha Bus. Artisti e non artisti benvenuti ad esibirsi .
Showing posts with label Lauda 53 Carceraria. Show all posts
Showing posts with label Lauda 53 Carceraria. Show all posts

Wednesday, April 6, 2016

Criterio traduttivo


Sulla traduzione di Lauda Carceraria "Que farai fra Iacopone" (M. 53)


Il criterio di questa traduzione è molto presuntuoso; si ispira a quanto disse non so chi: "Una poesia può essere tradotta soltanto in un'altra poesia". Mi fu molto di aiuto un secolare Dizionario Zingarelli, l'ottima parafrasi del testo di Paolo Canettieri (in Rete), il Glossario in Laudi ed. Laterza e quello in Rete su Project Gutemberg EBook. Al v. 59, ho però inteso l'"otto" come "opto".
L'originale a fronte si fonda su Laude curate da Franco Man-cini: su carta per Laterza e in Rete al sito Einaudi. Ho compulsato in Rete anche l'edizione fiorentina del 1490  (Project Gutemberg EBook) e il testo stabilito da Gianfranco Contini (Reti Medievali), che mi son piaciuti meno.
Nel testo originale, mi sono permesso l'arbitrio di spargere accenti ed apostrofi, di modificare la punteggiatura e persino di cambiare qualche lettera. Ho anche spostato alcune parole, sempre per assecondare una lettura orale. Ugualmente ho sostituito "loco pigliasti malina" con "loco piglia 'sta malina"... mai nessuno l'abbia messa per scritto, non mi ritengo il primo a cantarla in questo modo.
Non ho alcuna autorità né vanto pretese di autenticità, rispetto alla parole di un Poeta del quale non esiste testo autografo o pubblicato con sua revisione. I testi iacoponici più antichi differiscono ampiamente, specie i toscani rispetto agli umbri. Ritengo che qualsiasi testo originario sia sempre trasmesso diversamente da chi trascrive un documento precedente e invece, da chi ascolta, memorizza e poi ripete. Nessun monumento storico potrà mai conservarsi come nuovo... e che sia meglio così.
Per finire, due consigli di lettura: meglio se ad alta voce, eventualmente con appropriato ritmo, che per me sarebbe lento, anche musicale, più o meno antico... su YouTube c'è una versione Rap, che a me però non piace.
Questa lauda è composta da versi ottonari (che vuol dire di otto sillabe), di norma accentati così: nìnna nànna nìnna nànna. Ci starebbe anche una pausa  alla metà del verso:  nìnna nànna // nìnna nànna. Ma svegliamoci, però...

INTRO a 53 Carceraria



 La Storia racconta che alla morte di Francesco, i suoi frati si dividono nelle due fazioni dei Conventuali e degli Spirituali.
Gli Spirituali si mantengono fedeli all'assoluta povertà evangelica che già fu sostenuta da Francesco, al suo ascetismo severo e alla sua predicazione vagabonda, nel più semplice vernacolo volgare. Il nome Spirituali va collegato pure al movimento di Gioacchino da Fiore, il profeta sovversivo dell'Era dello Spirito, che avrebbe superato il dominio della Chiesa con il definitivo Regno dello Spirito, a venire dopo i regni precedenti del Padre e del Figlio, sottomessi già alla Lettera delle Scritture  bibliche e vangeliche, in Ebraico e in Latino.
I Conventuali invece, tra rendite e prebende, organizzano floridi conventi, si montano le corna della tiara vescovile ("li Frate' che so' venuti en Corte, per argir cornuti", qui: i Frati che da Roma, son tornati vescovati), montano pure in Cattedra nell'Università latineggiante e poi si inventano la prima Banca.
Nel conflitto lacerante, si arrivò pure alle armi. Alcuni Spirituali trovarono rifugio in Palestrina, che fu assediata per diciotto mesi nella Crociata indetta per tale occasione. La rocca fu espugnata infine con l'inganno, come ne canta Dante ne l'Inferno, dove si attende Papa Bonifazio, l'artefice del nero tradimento. La libertà promessa fu poi negata agli affamati vinti, tra cui pure Iacopone che finì dritto all'ergastolo, scomunicato, e con il cappuccio del saio mozzato, per maggiore vergogna e derisione. Patì la pena a fine pena mai nei merdosi sotterranei (leggi sotto) di un monastero in Todi, retto dai suoi nemici frati Conventuali. Già settantenne, fu liberato dopo cinque lunghi anni, dal Papa successore di Bonifacio Ottavo.

Anagogia Carceraria



Anagogia Carceraria in lauda 53
"Que farai fra Iacopone"

Il mio amico poliziotto, non appena mi ha sentito nominare i cinque pani, ha fiutato l'indizio: "Cinque pani, come quelli che moltiplica Gesù? Ah ah, qui bisogna indagare!". Infatti, dopo appena pochi versi, qui salteranno fuori anche i due pesci trovati nei Vangeli.  Per gli esegeti biblici, il miracolo di Cristo significa la Comunione... ma Iacopone fu scomunicato. Peraltro in cella, non esiste proprio nulla, né pani né pesci: era tutta una visione, diciamola poetica o forse provocata dalla fame.
Dante conta "quattro sensi delle scritture" che sono, a partire dal basso, i sensi Letterale, Allegorico, Morale e Anagogico. "Anagogico" vuol dire che solleva, cioè che innalza l'occhio spirituale alla contemplazione delle cose divine. In senso letterale, Iacopone ci descrive con comico realismo il suo squallido pasto da galeotto. E' una comica  godibile, come tante scenette infernali del comico Dante... che, non dimentichiamo, scrisse solo una Commedia, mentre il titolo Divina ce l'hanno aggiunto i posteri.
Iacopone è però anche un mistico: non si limita a forgiare visioni poetiche ma si affaccia volentieri anche con Dio. Lui che inzuppa le sue croste nell'immonda catinella, significa anche il prete, che intinge la sua ostia nel calice, ma il prete ci significa la Cena di Gesù, la quale è simbolo del Suo stesso sacrificio, che è simbolo supremo. Oltre cui, senza più vista né sensi né simboli, Iacopone si fondeva con l'Alta Nichilitate, il Sommo Nulla.
 La parola vergogna ricorre per tutta la Lauda. Si riferisce ai frati svergognati, che convertono l'Ordine Francescano da mendicante in manducante. D'altra parte, la vergogna è riferita a Iacopone stesso, che è condannato al colmo dell'umiliazione. Ma sull'orme di Francesco, nello sfarzo delirante del primo e rampante capitalismo, Iacopone è ritornato alla profezia evangelica:
"Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato."
Solo nell'altro mondo? o invece qui... e tra poco lo vedremo.

Sunday, March 20, 2016

Video e Copione





Chiama, Prologo ed Inizio di Lauda Carceraria


CHIAMA
        Nobili e Vulgo!      Amerini et foràstici!
Innante tutto Vui,       nobili Conti,
Contini e Contoni!      Boccalini e Bicchieroni,
Fa Gattini e Fa rattoni,     De' Lardini e De' Porconi!
[Allude alle nobili famiglie locali dei Boccalini, Farrattini e Gheraldini]
        Vui tutti,       illustri stìe
de grassi abati,     de cardinali,      vescovi et prelati!
Vui tutti,      che ve sete empalazzati
sopra sudore e sangue      de poveri villani!
        Non è per Vui      la mea povera canzone
che se rivolge      a lo ignobile Vulgo.
        Nobile Vulgo!      Amerino et foràstico!
Audite la mea Lauda Carceraria!
Accòsta te      et ascùlata Iacopone
che  a te rivolgerà      la sua canzone.

PROLOGO
        Nobile Vulgo!      Amerini et foràstici!
Audiste la mea Lauda Insanitaria,
che penso v'abbia      alquanto dilettato,
che ve interessa tutti ,     che ve tange de persona,
che nissun mai     può dire che sta bene
ma proprio sano sano...
Et tutti noi      facemo discussione
de malattie,      de farmaci e doctori,
né mai      ce ne perdemo l'occasione.
        Oggi ve canterò      de la prigione
che pare tocchi      sempre a quelli altri:
a' politici,      ladri ed assassini
non certo a nui,      onesti cittadini...
che ce sognamo pure      le manette
ma sempre per quell'altri,      mai a nui.
        Eppure,      ve la canta Iacopone
che a tutti quanti può      toccare la prigione,
così com'è toccata      al Beato Iacopone.
Et come, a quella scuola,     egli s'è imparato
che la vergogna      non è del carcerato
ma la vergogna      sta nella prigione.

        Nobile Vulgo!      Amerini et foràstici!
Audite la mea Lauda Carceraria!
Ascultate lo canto de Iacopone
che lo compuosi      ne la mea pregione,
condannato a l'ergastolo perpetuo
et escommunicato      da la romana chiesa.
        Vi canterò di come      eo magnava pan muffito.
Vi canterò di come      eo me giaceva      tutto enfreddulito.
Vi canterò di come      eo stava cinto      tutto de catene.
più che     uno pneumatico      da neve
più che    lo capocollo      ne lo spago.
Vi canterò di come
putisse      il mio fetente       pertuso de latrina.
        Non avevo colloquio con nissuno,
non potevo recìpere né scrivere      una sola cartulina,
ka non tenevo carta,      ka non tenevo càlamo      né calamaio.
        Ora Vui dimanderete:      "O Beato Iacopone,
como fue che tu scripsisti      esta tua canzone?
Ka non tenesti carta,      ka non tenesti càlamo      né calamaio?
Allora... tu fecisti uno miràculo?!"     Miràculo! Miràculo!
        Nooo no no no,      miràculo non fue.
Eo passeggiava, o Vulgo!      passeggiava
d'ennante   et de retro      ri- d'ennante   e ri- de retro...
com' onne carcerato      sole sempre fare.
        M'aveano encatenato   come lo falcone
messo guinzagli   come a lo sparviere
ka no gissero per l'aere      a' loro placemento.
        [Canta e danza sull'aria di "E' arrivata la bufera"PRESTISSIMO]
"Porto iette de sparveri,      soneglianno nel meo gire;
nova danza ce pò odire      chi sta apresso mea stazzone."
        Ma lo spirito      endomàbbile   volava,
descatenato e libero      'l meo spirito   danzava.
        Et fu cussì,      ka sanza càlamo di penna,
eo me compuosi      tutta la canzone.
        Ora Vui dimanderete novamente:
"O Beato Iacopone,      como mai se fue     che dopo tanti seculi,
oggi nui potemo audire      esta tua canzone?
Tu non possesti scrivere.      Nessun ti visitava.
Allora... tu fecisti uno miràculo?!"     Miràculo! Miràculo!
        Nooo no no no,      miràculo non fue...
ma grande suttigliezza      de frate Iacopone.
Nobile Vulgo!       Amerini e Forastici!      audite novamente!
        [Canta sull'aria di Mozart, "Dies irae"LENTISSIMO]
Null'omò me pò parlare;      chi me serve lo pò fare,
ma èli opporto [a] confessare      de la mëa parlazione.

        Sì che meo Secondino      tutto dì   lo rintronavo
con la parlazione      de la mea canzone.
Et isso analfabbèto,    parola per parola
rapportava al Superiore.      Pur isso analfabbèto
parola per parola      rapportava al Magistrato.
El Magistrato   era alletterato.      Scrisse isso,   tutta quanta,
la parlazïone      de la mea canzone.
        Et come Vu' legète sù jurnali,
le verbalizzazioni,      le interceptazioni
evadono sovente      da li più secreti tribunali.
        Sì che, Vui tutti!      asculterete oggi
parola per parola      quod a saècula cantai.
        Ennante, tutte quante ripetete:
"Invocamo protezione      dal Beato Iacopone!"
        (Fraticello, questua!)

LAUDA
[GRASSETTO cantato / NORMALE declamato]      
        [dies irae LENTISSIMO]
Que farai, fra Iacovone?      Èi venuto al paragone.
Che farai, fra' Giacomone?       ti è toccato un esamone!
        [rosamunda rosamunda ANDANTE]
Ma che bella promozione!      il cappuccio mi han tagliato
en perpetua encarcerato,      encatenato co' llïone.
        [fischia il sasso PRESTO]
La presone che m'è data,      una casa sotterrata.
ce ne scappa una latrina      non fragrante di cedrina.
        [è arrivara la bufera PRESTISSIMO]
Mai nessun mi può parlare,      sol la Guardia lo può fare
ma è tenuta a riferire      tutto quel che posso dire.
Null'omo me pò parlare;       chi me serve lo pò fare,
ma èli opporto confessare      de la mea parlazïone.
        [fischia il sasso PRESTO]
Le manette da falcone      mi assonàglian le caviglie,
nuova danza  può sentire      il vicino di Seziòn.
Porto iette de sparvire,       soneglianno nel meo gire:
nova danza ce pò odire       chi sta appresso mea stazzone.
        [rosamunda rosamunda ANDANTE]
Quando poi sto coricato,      se mi volto all'altro lato,
ogni ferro s'è arruffato      sto in catene inciampigliato.
Da po' ch'eo me so' colcato,       rèvoltome nell'altro lato:
so' nei ferri enciampagliato,       'ngavinato êl catenone.

Friday, February 12, 2016

Paragone in Tresatti


Que farai, fra Iacovone? 
Èi venuto al paragone. 

Dorso dell'edizione iacoponica Tresatti (1617) in Biblioteca Comunale di Todi, ove trovasi pure una copia di "Lauda Carceraria di fr. I."

Tresatti spiega che cos'era, all'epoca, il "paragone": una pietra... ma oggi è solamente un'astrazione. Perciò in "Lauda Carceraria di fr. I.", "paragone" è tradotto, più concretamente, con "esamone". Ciò si accorda col seguente "promozione" al posto di "beneficio(ne)", che fu all'epoca altrettanto, una concreta rendita fondiaria, non un beneficio, generico ed astratto, quale s'intende oggi.


Sotto il Duomo d Todi, c'è la Cartoleria che distribuisce l'opuscolo "Lauda Carceraria di fr. I." 

Lauda Carceraria






Ecco qua: la mia ultima fatica letteraria. Spero che sia proprio l'ultima, perché scrivere fa male alla salute. La fatica è dedicata come sempre, a temi marginali: in questo caso a Carcere, Poesia e Maledizione.
Quanto al Carcere,  giornali e tv invocano spesso "più galera per tutti"... a meno che ci incappino due  Militi che ammazzano dei pescatori indiani. A meno che c'incappi l'onesto cittadino che spara al ladro entrato in casa sua, quando quello si sta già allontanando: la Proprietà è sacra, così com'è la Patria... la vita mica sempre.
La Poesia? Non ce ne serve altra: siamo più che soddisfatti dalla pubblicità, che ci propina quotidianamente i suoi rimati "consigli per gli acquisti"... non abbiamo davvero bisogno di altra poesia.
La Maledizione: oggi basta portare lo smartphone o soltanto i calzini sbagliati per rischiare per essere bannati... o dannati, come si diceva prima. E prima appunto, 700 anni fa, Iacopo Benedetti (Iacopone da Todi) è maledetto dal papa Benedetto Caetani (Bonifacio VIII), cioè scomunicato, oltre che incarcerato per sempre.
Iacopone è un'eminenza incontestata nella Letteratura Italiana ma è di fatto, quasi sconosciuto: è rimasto in questo modo un poeta maledetto. Le antologie scolastiche si limitano a proporre il suo "Compianto della Madonna" (figlio amoroso giglio, figlio bianco e vermiglio...). Sempre ignorate perché imbarazzanti, le invettive contro il papa e la chiesa corrotta. Trascurate perché astruse, le composizioni ascetiche e mistiche. Altri componimenti sarebbero troppo grotteschi e volgari rispetto all'aula e all'aura scolastica... e  comunque, la lingua iacoponica è diventata poco comprensibile.
Perciò umilmente, ho provato a tradurre almeno una poesia di Iacopone nella lingua corrente, con il testo originale a fronte e con qualche mia nota storica e critica. Si tratta della Lauda 53 "De fratre Iacobo quando fuit in carcere" [Cantico de frate  Jacopone e de la sua pregionia .LV.].

Il ricco volumetto di ben venti pagine, pure illustrate, è stampato in 100+3 copie numerate su pregevole carta uso mano da 250 gr. Chi volesse, per 3 Euri lo trova in edicola a Porchiano e spero, pure a Giove in farmacia. Chi non ci arriva, può richiederlo per posta a Luciano Ghersi - piazza III Novembre 7 - 05020 Porchiano Amelia - TR. Occultate nella busta  una banconota da 5 Euri, anche per il lavoro e le spese di spedire. Chi diffida dei postini, si affidi al bonifico:
Bancoposta N°15506512 Ghersi Luciano
IBAN: IT 98 B 07601 02 8000 0001 5506 512 BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX
o al Conto Corrente Postale:
CCP. N° 15506512 intestato a Ghersi Luciano, Via Bufalari 17, 05020 Porchiano del Monte
Se volete una copia firmata o dedicata, allora si impone un maggiore "prezzo poetico"... a vostra discrezione.

Grazie