Porchiano del Monte, di Amelia TR, non quello di Todi PG. Teatro all'aperto con estensioni al bosco.
Dedicato a Iacopone da Todi. Spettacoli, edizioni e divulgazioni del Poetone Iacopone ma anche del
Poetino Angelo Pii e Divina Corriera di Buddha Bus. Artisti e non artisti benvenuti ad esibirsi .
Celebrità
di Davide tra il popolo sabino ma lui continua a penitenziare in
Grotta, dove ritorna il Vecchio e gli comanda trascrivere l'avvenuta
Conferenza con un nuovo Memoriale che va poi spedito al Papa. Ma
ricevuto questo in Vaticano, Davide viene espulso dallo Stato
Pontificio. Così dopo aver murato l'ingresso della Grotta, Davide si
incammina alla frontiera con l'Italia. Ma è ricondotto indietro dai
san Michele e Pietro, che gli fanno attraversare il muro della
Grotta. Qui Davide ci apre uno spiraglio, per il quale Ignazio Micus
gli passa da mangiare (e viceversa). Gli passa anche la posta dalla
moglie disperata, che gli prospetta disastri in famiglia. Davide
decide di fare un salto a casa per ritornarne subito ma, non appena
lui scalza una pietra dal muro, gli ricompare Pietro che gli comanda
di restare per 40 giorni in Grotta. Qui al 3° canto, succederà di
Tutto...
-
Storia
di Davide... di Angelo Pii
Canto
II, Atto IV, ottave
265-306
Video
casereccio con prove di umile canto (non tradizionale) dell'ottava
rima.
TUTTO
Angelo Pii, l'altissimo poeta contadino, detto "il Poetino"
su:
Davide
parte appiedato da Roma con una nuova lettera si presentazione,
scritta dal Cardinale al Vicario Generale di Sabina, che gliene
scrive un'altra per l'Arciprete di Montorio, che ne scrive un'altra
ancora il capo Frate di Ponticelli...
ma
nessuno sa trovargli quel convento, che il Vecchio misterioso gli
predisse, perché è stato soppresso ed abbandonato. Ma il Vecchio
ricompare e gliene fa trovare le macerie. Davide ci prega in una
grotta quando una voce gli chiede di estrargli da terra le proprie
antiche ossa per dargli più cristiana sepoltura. I paesani e
l'Arciprete lo vengono a sapere e tutti assieme estraggono le ossa.
Il Poeta ce ne anticipa il solenne funerale ma ciò avverrà di
fatto, solo nel seguente Atto.
Storia
di Davide... di Angelo Pii
Canto
II, Atto III, ottave
167-208
Video
casarereccio(meglio che niente) con umili prove di canto (non
tradizionale) dell'ottava rima.
TERZA
VISIONE: la bellissima pastora trafigge col suo fiore il serpente
spaventoso, che impediva a Davide di avvicinarla.
Ne seguono colloqui mistriosi. TERZO VIAGGIO in barroccio per Roma,
dove infine riesce a Davide di incontrarsi con il Papa, al quale egli
consegna il suo diario visionario e ne riceve in cambio un bel
rosario. TRE GIORNI dopo, si ripresenta il Vecchio misterioso che lo
spedisce a piedi alle montagne di Sabina (continua...).
Storia
di Davide... di Angelo Pii
Canto
II, Atto II, ottave
125-164.
Video
domestico (meglio che niente) con inedite prove di canto (non
tradizionale) dell'ottava rima.
TUTTO
Angelo Pii, l'altissimo poeta contadino, detto "il Poetino"
su:
Davide parte in barroccio alla volta di Roma, per raccontare al Papa il
suo incontro con il Vecchio misterioso. In Vaticano lo trattano da
pazzo, così torna scornato a Monte Amiata. SECONDA VISIONE di Davide: un
bel Giovane divino gli fa varcare asciutto un fiume turbinoso. Così
Davide ritorna in Vaticano per incontrare il Papa ma fallirà di nuovo.
Alla TERZA VISIONE pero... (continua).
Canto Secondo, ottave 106-123.
Video domestico (meglio che niente) con inedite prove di canto (non
tradizionale) dell'ottava rima.
TUTTO Angelo Pii, l'altissimo poeta contadino, detto "il Poetino" su:
https://iacoponedatodi.blogspot.com
Poesia di fiera critica sociale e di misticismo cosmico, che non
esclude le comicità della cultura orale contadina. Poesia fresca e
saporita dopo un secolo abbondante, di narrazione asciutta ma assonante e
musicale, con antichità dantesche ed invenzioni lessicali.
Il Poetino, eletto “Apostolo” da un nuovo Cristo, fu dunque ispirato a scrivere in versi un nuovo Vangelo: Storia di Davide Lazzaretti Profeta (1907)… che, ci si creda o no, è un altissimo poema. Oltre la Storia, questo curioso “libro di libretti”, raccoglie e
decifra le ulteriori rime del Poetino, dalle umili edizioni originali
(1885, 1901) agli autografi inediti (1878).
Or udite cosa disse quel rurale contadino ma non tanto senplicino da doverlo disprezzar.
Ridussi già in prosa la Storia… di Angelo Pii, in libretto Millelire di Stampa Alternativa
(1997). Trascrissi integralmente il medesimo Poema, ristampandolo da me
con esuberanti note (2020). Sono lieto che il presente editore di Oltre la Storia… abbia definita quella “un’edizione pop”. Posi in scena integralmente il medesimo Poema, alla Torre di Davide sul Monte Labro ed in Teatro alle Scale di Porchiano:
teatrino individuale, già fondato da me stesso (2017) per la
divulgazione giullaresca e scritta di Iacopone da Todi. Non sono
letterato né teatrante, di scuola o professione. Prima di pensionarmi,
fui puramente tessitore a mano: sebbene laureatomi Filosofo (1976),
giammai lo fui da Prof… “Rettore” invece, in Facoltà di Tessere (a mano): fondata come sopra (2009) ma conclusa al ‘17, quando tardivamente, m’irruppe la Poesia senza più fili.
Teatro-Letto
alle Scale di Porchiano introduce la nuovissima audizione
dell’indegno Jack Todino, sulla più breve (ed alta) poesia di
Iacopone, che ci tornerà a ripetere: O
iùbelo de core / che fai cantar d’amore.
Nel
suo giùbilo,
il cuore
dapprima si scalda,
di seconda si accende
e di terza si incendia, preso
tutto in dolzegaudio,
(che vuol dir :dolCe
goduria).Ma
si volge pure attorno
e in qualche modo si consìdera, nel più pazzesco stile iacoponico,
di rispecchiamenti, echi e alliterazioni foniche; oltrecché
di sovversioni
dell’eros sublimato - nella poesia cortese dei trobadours;oltrecché
divulgazioni
dall’ero-teismo
nell’ultra-teologia...
in
crescendo
turbinoso di sublime smesuranza.
(1)
Nella sua prima fase
di riscaldamento,
l’omocanta
balbettando,
la lengua sua
barbaglia,
senza riuscire
a dire
una parola: jù
be là, bè babbà...(2)
Nella seconda
fase di accensione,
non può più che gridare
senza alcun ritegno e
non vIrgogna allorE.
(3)
Preso
in terza,
da un incendio devastante, l’omo
incontra
della gente
che
(di quanto gli succeda) non ne capisce niente. Perciò sarà dIriso
per quanto ne stra-parla, parlanno
esmesurato,
quando non grida-
e stride-.
(4)
Passato in quarta,
l’ omodeventa
savio,
cioè prende
coscienza
che non dovrebbe esternare il proprio stato (so
convenente),
non può però, frenare il suo clamore:più
grido
che parola.
Secondo certi Esperti, clamare
sia piuttosto di
“cantare a gran voce (e ritualmente) Dio”,
ma Iacopone qui, non invoca altri che Iùbelo.
(5)
Passato in quinta,
l’ omo
oltre che deriso, sarà creduto pazzo,deviante
e
desvanito,
da tutta quella gente
che non ha custumanza
(o contatto) con Iùbelo...lo
comprenderà soltanto
- chi ne ha già locor
fIrito
- dal
suo Giùbilo indicibile.
Dai
tempi che la Bibbia
fu tradotta nel Latino (al IV Secolo), il giùbilo
si equivoca con il giubilèo.
Quest’ultimo però veniva dall’Ebraico jobel
/ yovel:
quel corno musicale, che ad ogni cinquantennio, avrebbe segnalato
l’apertura dell’anno giubilare.
Allor
quando
si azzerano i debiti e le proprietà private, si vieta ogni lavoro e
si libera ogni schiavo… con relativo giùbilo
(pare) universale.
Anche però al Biblista
più credente, non v’è sostanza storica di tale giubilèo
ma, sia pur soltanto favola,
vi sarà qualche morale.
Intanto
si notò
che il giubiléo
rende la società al suo stato originario, mentre il giùbilo
riporta l’omo
individuale all’urlo
primario
della propria nascita, o pure a quell’homo
selvaticus,
che si ritenne privo di linguaggio, non già però di voce. Altri
ancora,
vi rintraccia il suono cosmico (verbo od urlo che esso fosse) dal
quale l’universo scaturiva o scaturisce (perché Tempo è relativo
persino nella Fisica). Comunque
sia,lo
jùbilus
latino
(incastonato nella Bibbia) par connesso di fonetica con
l’acclamazione bacchica evhoè,
o per dir meglio euhàn,
dal Greco euài.Fuor
di Bibbia, di
Iubil- si echeggia nel tardo latino, per schiamazzare
gioiosamente
(in Sereno Summanico) ma di peculiare schiamazzo
dei
villici
(Apuleio), per grida
scomposte di campagnoli
e di sudati
vendemmiatori
(da Frontone a Marc’Aurelio), per chiamare
a gran voce
(Aprisso in Varrone) o per grida
di guerra
(Ammiano). Dunque
tutto sommato, il Giubilo
è un eccesso (1) di voce e (2) di emozione…. come l’urlo di GOAL
quando segna la squadra, appunto
del còre.
Per
la Bibbia però
(devotamente) si
giubila soltanto nel Signore degli Ebrei.
Di Salmi
89:
Beatus
populus qui scit
iubilationem:
Felice
il popolo che sa
il grido di gioia…ed
esulta tutto il giorno nel tuo Nome (non
Javè che non può dirsi, ma lo Jah
in
allelu-Jàh).
Ancor secondo Salmi,
persino le montagne (a modo loro) ne allelùiano. Di
più secondo il pazzo
Maestro d’Assisi: se ne giubilerà cum
tucte le creature.
Secondo
il savio
Maestro D’Aquino “(jùbilus
est laetizia immensa”:) una gioia smisurata, impossibile ad
esprimersi oltre che in voce disarticolata ed in cert’altri moti
impropri”.Tra
i quali il BagnoRegio
(collega del D’Aquino), enumerò tremori,
singulti, spasmi (e
quant’altro)
che quasi svaporando erompe fuori.” (sì
tradotto dal Tresatti da Lugnano, che ci incorrerà tra breve).
Secondo Wikipèdia,Iacopone
in questa lauda,
vuole esprimere gli irrazionali sentimenti che l'amore mistico
infonde nel credente; è
un'estasi
molto simile a quella rappresentata da Bernini nell'Estasi di santa
Teresa d'Avila (per
non dirla molto
simile
- ad un orgasmo erotico)… Ne
riprende Wikipèdia
che (in
quest’insolita lauda iacopònica)
l'amore per Dio non si esprime nella mortificazione di sé ma in una
gioia indescrivibile, che
ricorda molto,
più che l'amore intellettuale, una violentissima passione fisica
(per
non dirla - come sopra). Secondo
più insigne iacoponista
(il Leonardi Matteo), di tale sposalizio
-interiore- con lo Spirito, l’amplesso segreto si svela nel
grido...
ma
secondo la santa
Caterina da Siena, esso si esterna pure in altro
di corporeo
(quanto del resto, attesta il BagnoRegio).
Secondo
un ulteriore
iacoponista insigne (il Canettieri Paolo), la de-sublimazione
dell’eros trobadorico emerge pure dalla pia leggenda, che
vuole questo Iùbelo
de core
fosse improvvisato a
voce:
dittato
- nei destri del nostro luogUo de’ Pantanelli;
nei cessi
primordiali del convento francescano, ch’è situato in quel di
Baschi, nei pressi di Lugnano in Teverina. Tale
sito è rilevato
(forse per campanilismo) da quel iacoponista secentesco del Tresatti
da Lugnano, ma non risulta affatto da codice più antico, cui ci si
atterrà tra breve.
Il
Canettieri
dunque, raffronta lo stilema trobadorico del cuore
divorato
con la coratella
putrida di Iacopone. Questa
appare nel contesto,
come compatto cuore di un agnello e non come teglia mista di
interiora (qual’è la coratella di tradizione umbra), così meglio
confortando la suggestiva ipotesi del Canettieri. Mal
ne insorse, Parodi lo iacoponista:
“Nulla
di più grottesco e disgustoso!...
Non
so quale punizione meriterebbe il frate, che ha fatto il poter suo -
per deturpare in sconcio modo - il nobile e ardente canto del poeta,
e ha osato voler far credere che il giubilo
del cuore
di Jacopone fosse allusivo alla coratella.”
E
che ci narra, l’anonimo biografo? “Et
esen(do)
una volta tentato questU homo de Dio (fervente francischIno) fra
Jacopone, de mangnare d’una coratella, et
questU
(como vero conbattetore contra li vizii) volse tenere la via de mezo,
cioè de contentare el corpo e l’ànema. E
tanto fece
che procura una coratella, la quale como l’ebe, l’apicò nela
cella dove lui dormiva. Et
la matina
(quando era l’ora del mangnare) et llui andava et resguardava
quella coratella, e tocàvala on poco colla facia e poi tirava via -
et secondo la usanza, l’altro dì faciva el simele. Et
tanto state cussì
quella coratella, che envermenì et puzava ssì forte, che se sentiva
per tuto el dormetorio. Et
fra Jacopone
onne dì la visitava, e tocavala col volto con molto piacere, per
confondere el vitio de la gola. Or
tanto crebbe
quella puza, che se sentiva non tanto per lo dormetorio ma per tuto
lu luoco. Onde
li frati stavano
tuti amaricati, non sapendo donde questa puza vènese et per più dì
cercàrone donde quella puza pòdese venire. Et
non podendo
ciò trovare, stavano malcontenti ssì per la vergogna et per llo
danno. Alcuni
deli frati
se comenzò ad scorgere che più era orribele puza, descontra alla
cella de fra Jacopone, che altrove nel dormetorio. Onde
comenzarono
a sospetare de fra Jacopone dicendo: «qualche fantaste-carìa averà
fata, questu fantastico de fra Jacopone», perochè
llu tinivano
uno fantastico, per quello suo desprezo et viltade che mostrava. Et
finalmente aprendo
la cella de fra Jacopone, trovarono quella coratella tuta marzia,
piena de vermi, tanto
fetente
che per veruno modo, lo bastava l’animo ad acostarse ad esa, la
quale fra Jacopone odorava per cosa molto odorifera. Allora
quelli frati
(reprendendolo asperamente) lu pigliarono et, pésole
sensa tocare terra,
lu portarono nelo necessario e miselo dentro en quella puza, dicendo:
«poichè te sa cussì bona la puza, tòglitene et sàtiatene mo,
quanto tu voli». La
qual cosa
fra Jacopone recevette con tanta alegreza, como uno goloso affamato
fose stato posto ad una mensa piena de soavissimi cibi. Et
estando lì dentro
tuto giubilando,
cantando ad alta Boce
quella lauda che comenza: O
iubelo de core / che fai cantarE d’amore.”
Poi
assieme all’ alta
Boce
/ quella
musica svanì / tranne
qualche nota rotta / tra le lettere del testo.
Molti si son provati (in questi sette secoli) a rimediarsi un ritmo
che cantasse l’incantabile,
e (fra quanti su YouTube)
par eccellente il rapper Mc
Iacopone:
<https://youtu.be/HAMGyaqyAUI>.
Qui
da Teatro-Letto,
vi si propina invece, un paio
di
versioni
più tradizionali,
nella dimessa boce
dell’indegno Jack
Todino!
Gli
Esperti
hanno notato che nel libro iacopònico, questa Lauda (negativa) di
Ranaldo,
prosegue l’argomento VANA SCIENZA, ch’già di canto nella Lauda
(positiva) di Pazzia,
la quale ne precede numerata 87. Ma
la numerazione
non fu di Iacopone, il quale mai compose né codice né libro, anzi
aborriva i libri in generale, quanto il suo pazzo Maestro di Assisi,
che sconsigliava ai suoi di averne e di studiarci. Si
direbbe qui però:
“morto il maestro, tutti gli allievi in testa” perché (com’è
già di Prologo a Pazzia
87),
i Francescani assursero a ben più cospicue cattedre,
dall’universitarie a quelle vescovili e vaticane. Dalla
Sorbona invece,
il Professor Ranaldo sarà promosso a Todi, Direttore di cospicua
azienda sanitaria (nell’anno del Signore 1287).
Ora
dopo pochi anni,“sTA
en TErra attTUmulaTO”(ta-tè tùmu-to):
mORTO e sepOLTOma
non finisce lì, perché c’è un oltre-tomba o meglio tre: un
gaudente e due cocenti. Iacopone
ora
si chiede (e
insistente chiede al Prof), se sia andato
engloria
o encaldo,
insistendo d'assonare a Ritornello (ra-Ra-nà,
do-do-sì / dé-quo, bé-tsi, dé-spu). Pur
insiste ad imitarlo
nel suo gergo di accademico: disputare
quistione de quòlibet,
demustrare,
iudecare,
appalare
lo vero: sofismi
e silo-ismi;
le carte
la scola
ed il curso...
che
non sarà scolastico, come fra breve, ne sarà glossato.
Stiamoci
ora, al flusso giullaresco
dei termini scolastici
(qui scolastici
nel
senso teologante) che Iacopone sfoggia, sebbene
esso
in Lauda
25, si
riconosca “i-diota
en Teologia”,
in compagnia di rima con le “follia”
e “pazzia”:
ai versi 41, -2 -e 3:-ia,
-ia, -ia, -X...
perché (salvo licenze ma a giudizio degli Esperti)
pure la 25 è ballata zagialesca (di origine moresca). Né
v’incresca - all’88
di Ranaldo,
ove tra breve udrete insistere una X (-ato
in ispecie):
-aldo
-aldo -aldo, -ato -ato -ato,
-enza
-enza -enza, -ato -ato -ato,
-ola
-ola -ola, -ato -ato -ato,
-ore
-ore -ore, -ato -ato -ato,
-olta,
-olta, -olta -ato -ato -ato...
tutto
ben ecceterato,
ma in difetto d’altre rime, che non turbò il Poetone più che il
rapper d’oggidì. Né
più lo conturbò la esmesuranzatra
sillabe nel verso (8, 9 e quasi 10), tanto meno lo disturba la
discordia tra gli accenti (zoppicanti di tono su 3 e su 4). Tutte
sommate,
altrettante esmesuranze (in 88
di Ranaldo)
che nell’87
di Pazzia,
per contigua che ne sia (ia
ia X).
Ma
chissà come
Iacopone me cantasse? E se pur, forse mimasse - un violino
immaginario, come il suo pazzo Maestro d’Assisi. Gli
Esperti
sono incerti, dunque
tra breve udrete - solo arie contaffatte e di impura fantasia -
nell’umile provino dall’indegno Jack Todino, idiota in prosodìa
come di melodìa.
Prima
però, vi
occorre di riprendere quel curso,
che fu non già scolastico, quale s’intende d’oggi, sebbene fosse
il ritmo più eseguito nelle lezioni d’aula (pur del Professor
Ranaldo): cuursus
plaanus, cuuuursus
taaards, cursus velox; che
Iacopone tutti, li giustappone a rismi
(che
son versi da poeta e non da Prof). Ma
non g-iova
più dis-curso
(né
rismi
né sofismi)
a chi è g-jonto
a Collestatte.
Collestatte
ch’è di fatto,
un paesello qui di Terni ma, di proverbio, sta per “cimitero”...
e stàttece
colà!
ovejùdeca
la sola Veretà-,
la quale (secondo Giovanni
14.6)
è Cristo di Persona. Cristo
Giudice però, non
ha affatto revellato
a
Iacopone il destino di Ranaldo (il s-uoscotto,
uo
cò to, poi no sò do), che è esaminato appunto dal Poetone.
Il
Prof però, qui
fa sempre scena muta: non è Morto che Parla: no 47 al Lotto!
42 e 31 di Lauda, ambo d’uscita su TeatroLetto;
che
potrebbe
ancor uscirne, con Laude 37 e 61, dell’anima predata
e del corpo seppellito.
Quest’ultimo
almeno
dovrà uscirne per forza,ché
il suo putrido sfacelo, si mantenne sempre saldo - in vetta alle
classìfiche laudesi: perché la 61 Altura-Sepultura
è accertata dagli Esperti
quale cover
secolare,
ovunque si facesse coro di Laudesi.
Ed
è accerto pure, (de
bona cosci-enza)che
il Ranaldo moribondo - confessasse onne
peccato al suo Pre-lato,
l’ultra-prete
che gli fece quell’ onzione
di Olio Santo, che smacchia ogni peccato (destigne
onne peccato).
Sì
ma tra rituali e fòrmule,
il Frate-Prof ci sì pentì davvero, di vera contrizione?
o si pentì soltanto di attrizione,
soltanto atterrito dal caldo
assoluto?
Secondo
Iacopone, puòrestargli
di peccato ultra-mortale la superba teologia, che pretende definire
l’infinità esmesuranza,
insomma Dio... ma di peggio, che il teologo ben poco Gli obbedisce,
nell’umiltà dovuta in questo mondo.
Come
s’è ben ridetto,
tale pretesa scienza
non fu soltanto vana:
ben profittava pure dell’onore
cattedratico. Questo
incluse grandespese:per
imbandire i lauti simpòsi accademici, per vestirsi di ricchisimi
velluti e d’ermellini, per ornarsi di collari, di fibbie e di
medaglie... tutto massiccio d’oro. Tutto
il contrario insomma, della
stentata dieta e del saio rattoppato - che sono scelti dal fratecello
autentico… umile e desprezzato
ma perfetamente lieto, quanto il suo pazzo Maestro d’Assisi.
Or
riassunte
le quIstioni (forse) medievali, ecco a Voi l’impasto acustico
dell’in-canto Iacopònico