Teatro alle Scale di Porchiano

Porchiano del Monte, di Amelia TR, non quello di Todi PG. Teatro all'aperto con estensioni al bosco. Dedicato a Iacopone da Todi. Spettacoli, edizioni e divulgazioni del Poetone Iacopone ma anche del Poetino Angelo Pii e Divina Corriera di Buddha Bus. Artisti e non artisti benvenuti ad esibirsi .

Thursday, April 14, 2016

Lauda 58: O Vita

Nuova divulgazione di canzone 
 O Vita... 
per ora in PDF, 
poi meglio su carta e su strada.

Sunday, April 10, 2016

la Domandina VIDEO


"O papa Bonifazio
eo porto il tuo prefazio"
(la Domandina)
Divulgato da Luciano Ghersi al Mercato dentro le Mura, Registrazione e video senza pretese artistiche.


Foto



Foto di Salvatore Biondo alla prova pubblica de La Domandina nel chiostro del Museo di Amelia, Umbria, 9 aprile 2016. 












Wednesday, April 6, 2016

PAUSA



Per la delizia del Iacoponista (ma si spera, almeno due) si pubblica nel Blog una caterva di nuovi Post, tra cui pure dottissimi. Questo prima di sospendere le prove in pubblico, con sabato prossimo, al solito chiostro... mi conviene raffinarmi privatamente.
Prossima uscita certa: a Settembre in Pitigliano (GR), nel sovversivo Festival della Letteratura Resistente, festival fomentato dal Beato (abusivo pure lui) Marcello Baraghini di Stampa Altenativa & Strade Bianche. Sarà sede opportunissima: chi mai più che Iacopone, fu letterato resistente e sovversivo?
Nel frattempo, si prospetta un'uscita a Lugnano in Teverina, per celebrare il frate francescano Francesco da Lugnano, che fu il primo editore moderno di Iacopone, nel 1600. Un'altra uscita la si prospetta a Todi, presso il convento di San Fortunato (oggi Liceo Iacopone da Todi), precisamente là, dove sta l'oscura cella che avrebbe imprigionato Iacopone. Per ulteriori uscite, si valutano inviti e le più estemporanee suggestioni... fosse pure qui a Porchiano.

INTRO a Iacopone


Iacopone da Todi oltre che asceta, mistico e (direi) attivista sociale, è promosso a Beato (abusivamente) ed è reputato un Grande della Letteratura. Paolo Uccello gli dedica un ritratto, dove lui regge proprio il manoscritto di questa stessa Lauda Carceraria. In Todi, gli si intitolano festival, una piazza, un ristorante, un cinema, un liceo, un allevamento di cani. Il giullare Premio Nobel, Dario Fo, chiama suo figlio Iacopo in onore del giullare Iacopone. Ma che ne sappiamo noi, del poeta maledetto Iacopone?
Su Iacopone, trovi in Rete tutti i testi e tante note, che qui manca lo spazio per citarne. Da citarsi però, che per il Russo (Luigi, la letteratura italiana del 200), questa Letteratura nacque con il fenomeno dei Flagellanti, che il Prof. associa, con sincero rispetto, alla moderna tifoseria calcistica.
"Nei rispetti della storia letteraria, a noi importa dire che questo movimento dei Flagellanti diede incremento fortissimo alla lauda. I penitenti, mentre si flagellano, si abbandonano a canti religiosi. Sono numerosi, e abbondanti, i laudari umbri, raccolte adèspote (anonime), dove il cantore canta per tutte le moltitudini. (...) Iacopone da Todi si riattacca e deriverebbe da questo movimento dei laudesi."
Purtroppo il cattedratico di Lettere si attiene alla lettera, trascurando ogni altra nota, musicale o coreografica. Si limita a notare che le laude sono "composizioni musicali e verbali insieme"... non però pure danzate. Tali invece, le descrive  Iacopone, disprezzandone "l'ipòcrete mustranze che fòr per le contrate // mustravan santetate de canti e de saltare".  Saltare è "ballo"... e dove ci sta ballo, si trova sempre il diavolo, già fin dai tempi di Sant'Agostino: "ubi saltatio ibi Diabulus".
Poi, come spesso càpita se càpiti in galera, anche il fiero  moralista Iacopone si potrà riconciliare con ciò che disprezzava.  Sull'eco di un'eterna battitura carceraria, possiamo immaginare il detenuto Giacomone a inventarsi questa Lauda (53), senza penna e calamaio, al passo del suo ballo incatenato:

Porto iette de sparvìre,
 sonegliànno nel mio gire:
nova danza ce pò odire
chi sta appresso a mia stazzone.

Questo Blog



"Porto jette de sparvire
sonegliànno nel mio gire.
Nova danza sentire..."

Questo Blog non presenta capolavori ma solo passi incerti, per la selva oscura del poeta maledetto Iacopone. Maledetto nella vita: prima è ritenuto pazzo, e poi sarà colpito da Scomunica e condannato al carcere perpetuo. Iacopone è maledetto è anche da morto, perché rari Letterati lo ritennero poco più che un Autore minore, con l'aggravante che non sia un poeta puro ma solamente un predicatore, che lui sottometta il Verbo della poesia a istanze impuramente non poetiche. Iacopone è maledetto peggio ancora, per la lingua: che ci risulta sempre meno comprensibile, anche rispetto al Volgare dantesco. E' infine  maledetto,  per il pessimo difetto della sua sintassi anarchica e insubordinata: Iacopone sembra scrivere per ideogrammi... lo si tradurrebbe meglio nel Cinese, questa lingua millenaria (quanto attuale!), che ignora totalmente ogni grammatica ma che funziona sempre alla perfezione.

Iacopone non è affatto un incolto primitivo: la Critica recente gli riconosce appieno una grande cultura letteraria nei classici latini, al suo tempo, disponibili. Ed è altrettanto colto nella letteratura, sua contemporanea, del neonato Volgare. Se ne conclude dunque, che lo stile sconcertante di Iacopone non è determinato dai suoi limiti ma da una scelta deliberata.
Iacopone non è nato nell'oscuro Medio Evo ma al tempo folgorante dei Comuni e dei Mercanti, che imprendono a minare il sistema sociale vigente, feudale e antiquato. La scelta esistenziale di Iacopone rifiuta il lusso e l'avidità di quel Capitalismo rampante e primordiale... ma lui rifiuta pure, il potere sempre in auge della Chiesa. Si ipotizza un suo coinvolgimento nei moti Gioachimiti o nel movimento eretico del Libero Spirito.  Indubbiamente, Iacopone di schierò con l'estremismo militante francescano ma a parte ciò, fu sopra tutto, un mistico.
Qui sta un dato sconcertante: in qualsiasi contesto religioso, ne spunta fuori sempre qualche mistico: è l'anarchico di dio, che si mette a sovvertire ogni gerarchia: culturale o psicologica, teologica o sociale. E tutti questi mistici ricorrono a un certo effetto comico, che è ben noto in tutto il mondo, e in tutte le culture popolari: carnevali e saturnali, sciamani e saltimbanchi. Questi, all'epoca del Nostro, si chiamano "giullari" e a Iacopone, come già a Francesco, è attribuito il ruolo di giullare divino.

I primi passi nella selva oscura del poeta maledetto Iacopone, s'inoltrano nel Comico: nel cosiddetto "inferno, mondano e corporale" che Iacopone dà come antipasto, ove si presti fede all'Interprete scolastico, prima che lui ci addentri in paradisi mistici. Un poeta però, dovrà sempre sfuggire ad ogni specie d'interpretazione. Altrimenti basterebbero gli Interpreti, né resterebbe spazio alla poesia... e Iacopone  aggiunge: alla follia, che lui afferma che sia un attributo divino,
Passo passo, questo Blog sta registrando traduzioni, divagazioni e divulgazioni. Non può dirsi un percorso ma forse, una ricerca o meglio, una deriva. Il primo attrezzo in uso è stata la scrittura, strumento quasi asettico e rassicurante. Ma non basta la scrittura: di fronte allo scoglio dell'effettiva divulgazione, cioè dell'eco necessaria all'enunciazione, mi è sorta l'esigenza della recitazione.
Dallo scritto all'orale, passo passo, passavo alla dizione. Con la dizione, la recitazione: il personaggio in scena, il suo costume... Ma poi, si tratta sempre di poesia: in qual modo la voce fu trasmessa, all'epoca remota del poeta Iacopone, quando il libro era davvero un eccezione? Perché mai, quelle poesie si chiamano "canzoni"? o persino "ballate"? Allora si danzava! o forse, c'era solo una musica da ballo?
I Letterati tacciono, si attengono alla lettera: non risulta dagli archivi alcuna nota musicale... ma forse, l'evidenza  sarà sempre sot-taciuta. Forse, troppi Letterati sono devoti al Verbo senza suono, così come alla Forma priva di colore: chi si esalta al marmo candido dei Greci, sarebbe disturbato dalle vivaci tinte originali, pur troppo dilavate nei millenni.
Passo passo nella selva, cercavo anche la musica di Iacopone o alla peggio, una musica "per" Iacopone: musica sacra, lirica, leggera... fra i canti popolari e le marce militari: "unò duè, unò duè". Nella mala educazione musicale, ci si rivolge sempre alla memoria e comunque al proprio corpo: "unò duè, unò duè... passo!" Eh sì: "passo!",  il ritmo nasce lì. Il passo lo fa il piede, ma esso nasce sempre su per l'anca: nel mistico complesso alle vertebre lombari, compresse dall'origine del bel genere umano, con la stazione eretta e il nostro nuovo passeggiare: "unò duè, unò duè"... mica siamo più quadrùpedi o quadrùmani! Siamo pur sempre Umani e forse, troppo Umani.
Il Letterato sa dei "piedi di poesia": di esàmetri  e di dàttili, di giambi e di trochèi... ma non discende mai al piede della lettera. Tanto meno, lui risale su per l'anca: a le vertebre lombarl, ed al loro misterioso nesso spirituale che, per i laici dicasi: respiratorio. Tra l'altro, la poesia (secondo il Ginsberg, Allen), si baserebbe proprio sul respiro... il che ci svela forse, quell'arcano mistero della ispirazione.
 Un mio maestro, gran musico di strada, mi trasmetteva questo insegnamento: "nasce un suono da qualsiasi movimento". Sonagli innanzitutto e, sopra tutto, a' piedi: sono le catene antiche del poeta Iacopone, che danza solitario nella sua prigione, mentre che lui compone la sua nuova canzone. Mi cingo di catene, mi sottometto e quasi mi identifico al respiro dello spirito nell'antico Iacopone: "O tu respiro ignoto, aiutami, ti prego!"
E, passo dopo passo, dal moto dal respiro incatenato, potrà sbocciare un gesto, che aggiunga la sua azione all'ardita evocazione del poeta maledetto Iacopone: così che si incanti l'occhio, oltre che l'orecchio. 
E dopo passi ancora... vedremo che succeda, in questo viaggio per la selva oscura. 
Che ci illumini il Beato (abusivo) Iacopone!

Criterio traduttivo


Sulla traduzione di Lauda Carceraria "Que farai fra Iacopone" (M. 53)


Il criterio di questa traduzione è molto presuntuoso; si ispira a quanto disse non so chi: "Una poesia può essere tradotta soltanto in un'altra poesia". Mi fu molto di aiuto un secolare Dizionario Zingarelli, l'ottima parafrasi del testo di Paolo Canettieri (in Rete), il Glossario in Laudi ed. Laterza e quello in Rete su Project Gutemberg EBook. Al v. 59, ho però inteso l'"otto" come "opto".
L'originale a fronte si fonda su Laude curate da Franco Man-cini: su carta per Laterza e in Rete al sito Einaudi. Ho compulsato in Rete anche l'edizione fiorentina del 1490  (Project Gutemberg EBook) e il testo stabilito da Gianfranco Contini (Reti Medievali), che mi son piaciuti meno.
Nel testo originale, mi sono permesso l'arbitrio di spargere accenti ed apostrofi, di modificare la punteggiatura e persino di cambiare qualche lettera. Ho anche spostato alcune parole, sempre per assecondare una lettura orale. Ugualmente ho sostituito "loco pigliasti malina" con "loco piglia 'sta malina"... mai nessuno l'abbia messa per scritto, non mi ritengo il primo a cantarla in questo modo.
Non ho alcuna autorità né vanto pretese di autenticità, rispetto alla parole di un Poeta del quale non esiste testo autografo o pubblicato con sua revisione. I testi iacoponici più antichi differiscono ampiamente, specie i toscani rispetto agli umbri. Ritengo che qualsiasi testo originario sia sempre trasmesso diversamente da chi trascrive un documento precedente e invece, da chi ascolta, memorizza e poi ripete. Nessun monumento storico potrà mai conservarsi come nuovo... e che sia meglio così.
Per finire, due consigli di lettura: meglio se ad alta voce, eventualmente con appropriato ritmo, che per me sarebbe lento, anche musicale, più o meno antico... su YouTube c'è una versione Rap, che a me però non piace.
Questa lauda è composta da versi ottonari (che vuol dire di otto sillabe), di norma accentati così: nìnna nànna nìnna nànna. Ci starebbe anche una pausa  alla metà del verso:  nìnna nànna // nìnna nànna. Ma svegliamoci, però...